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Area Archeologica Cavellas

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Cavellas: un villaggio di epoca romana in Val Cavallina

Cavellas è un villaggio di epoca romana scoperto tra il 1987 e il 1992 in occasione dei lavori di costruzione del Supermercato Migross, sotto il quale è stato conservato ed è oggi visitabile: in seguito ad un progetto di musealizzazione ad opera del Comune di Casazza, ente proprietario dell'area, il sito è aperto al pubblico dal 2015.

Scendendo le scale raggiungibili dal parcheggio del supermercato, si possono visitare i resti di un importante abitato sorto nel I secolo d.C. sul fondo della valle Cavallina, lungo la strada che collegava Bergomum con la valle Camonica e i valichi alpini: non distante da Cavellas furono ritrovati anche i resti di una statio, ovvero un’area di sosta e di cambio dei cavalli che venivano impiegati sugli spostamenti lungo l’antico asse viario.

Il villaggio di Cavellas ebbe una lunga continuità di vita, durante la quale le case furono ampliate, innalzate di piano e modificate per accogliere la popolazione che vi risiedeva: era presente anche uno spazio aperto, ove si trovava un pozzo e si svolgevano le attività comunitarie. Dal VI secolo d.C. questo abitato fu abbandonato a causa di incendi e alluvioni, oltre alle continue esondazioni del torrente Drione -che scorreva poco sopra l’abitato- che resero impossibile la vita a Cavellas. In epoca medievale, infatti, il villaggio si spostò più a monte, probabilmente nei pressi della chiesa di San Lorenzo, nota nelle fonti già dell’VIII secolo. Nel corso dei secoli il villaggio di Cavellas fu sepolto da oltre 4 m di detriti, che tuttavia hanno protetto i resti romani e li hanno conservati in ottimo stato fino ai giorni nostri.

L’area archeologica si estende per oltre 1000 mq e, ad oggi, è stata solo parzialmente scavata: è possibile passeggiare all’interno dell’antico vicus, formato da case a pianta rettangolare e quadrangolare, affiancate definendo un insediamento unitario: le abitazioni hanno murature in pietra e pavimenti in terra battuta, malta o lastre lapidee che definiscono gli ambienti, a cui si accede tramite soglie in pietra. Dentro le case sono stati ritrovati dei focolari (addossati alle pareti o centrati negli ambienti) utilizzati per i bisogni quotidiani della piccola comunità, che viveva sfruttando le risorse del territorio.

Durante gli scavi archeologici sono stati recuperati numerosi manufatti, come tegami e pentole in ceramica, pesi da telaio e macine in pietra: questi reperti testimoniano le attività artigianali che si svolgevano nel villaggio (agricoltura, allevamento, pesca e tessitura) e sono oggi visibili nell’area archeologica, esposti in un piccolo Antiquarium con vetrine tematiche.

Il sito è dotato di ampio parcheggio e accesso per disabili: l’allestimento prevede pannelli bilingue e didascalie per ipovedenti, touch screen interattivo e percorsi didattici per i bambini. L'area è partner della rete PAD - Paesaggi Archeologici Diffusi, che promuove azioni condivise per la valorizzazione del patrimonio archeologico nel territorio compreso tra Alto Sebino e valle Seriana; per saperne di più visita il sito www.pad-bg.it

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